2016-2026. Dieci anni di Fondaco Europa

di Arcangelo Boldrin

Buona sera a tutti.

Debbo dirvi che provo sempre un po’ di commozione nell’ascoltare le parole appassionate di David Sassoli. David è stato un amico di Fondaco Europa, ci tenne a battesimo chiudendo i lavori del nostro primo convegno nel giugno del 2016 a Venezia. La sua scomparsa è stata una grande perdita per il nostro paese e per l’Europa, come del resto è stata quella di Emma Bonino, altra grande europeista, che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Tre brevissimi ringraziamenti. Il primo di cuore a tutti voi che siete qui per ascoltare il concerto della Big Vocal Orchestra e per festeggiare con noi i dieci anni di Fondaco Europa. Poi un grazie particolare al sindaco Venturini per il messaggio che ci ha rivolto da New York. E da ultimo un grazie sentito a tutte le persone che hanno collaborato all’organizzazione di questo evento.

Vedete, quando abbiamo pensato a come festeggiare i dieci anni di Fondaco Europa, abbiamo scelto di farlo attraverso le emozioni. Volevamo che questa fosse una serata di emozioni, con la musica e il canto mescolati a qualche riflessione e a immagini significative. Perché le emozioni hanno molto a che fare con la memoria e noi vorremmo che voi vi ricordaste a lungo di queste due ore passate assieme.

Mi è stato chiesto di fare qualche riflessione sull’Europa, anzi sull’importanza della costruzione unitaria dell’Europa, che poi è all’origine di questa serata e del titolo che le abbiamo dato.

Non parlerò di Fondaco Europa: dal video avete visto cosa facciamo, i valori e gli obiettivi che perseguiamo. Da dieci anni ci occupiamo di questioni internazionali e geopolitica, convinti che occorra occuparsi del mondo, perché anche se noi non ci occupiamo di lui, il mondo si occupa di noi, eccome!

Dunque, tre brevi riflessioni

  1. Per la prima mi faccio aiutare da un’immagine, quella del planisfero terrestre. La conosciamo tutti fin dalla scuola elementare.

Se su questo planisfero mettiamo in evidenza il territorio europeo, questa immagine che cosa ci racconta? Ci dice quanto sia piccola l’Europa rispetto al mondo (e se poi volessimo essere precisi, l’Unione Europea è ancora più piccola). Ma in questo piccolo lembo di terra succedono delle cose molto importanti, vorrei dire straordinarie, delle quali troppo spesso ci dimentichiamo.

La prima: nei territori dell’Unione Europea da più di ottant’anni viviamo in pace! Vi pare scontato? Non lo è affatto! Da queste parti non c’era mai stato un periodo di pace così lungo. Per millenni l’Europa è stata attraversata da guerre sanguinosissime, di breve e di lunga durata, fino agli ultimi due conflitti mondiali che, non dobbiamo dimenticarlo, sono nati da nazionalismi esasperati proprio qui in Europa.

E poi viviamo in libertà e nel rispetto dei diritti umani, e anche questo, vi pare poco? Possiamo esprimere le nostre opinioni su qualsiasi argomento, tranquillamente. Pensate, se noi stasera ci mettessimo a criticare una legge o il governo, nessuno di noi tornerebbe a casa con preoccupazione: bene, a qualche ora di aereo da qui, questa cosa è vietata e se lo fai ti vengono a prendere, ti sbattono in galera, forse ti torturano e magari anche ti condannano a morte. Noi invece viviamo avvolti dalle libertà fondamentali, da quella della scelta di fede religiosa, a quelle relative alle scelte personali, di costume e tante altre ancora.

E infine non dimentichiamo che l’Unione Europea, se unitariamente considerata, è la terza potenza economica del mondo, appena dietro a Stati Uniti e Cina. Insomma, possiamo godere di un patrimonio inestimabile e di una condizione caratteristica proprio dell’Europa: la solidarietà!

Spesso sentite parlare di welfare: che vuol dire sanità, istruzione, pensioni, assistenza ai disagiati. Pensate a un dato poco noto: fatto cento quello che si spende nel mondo intero in queste materie, poco meno della metà viene speso in Europa. Quindi dobbiamo ricordarci che qui si sta meglio, molto meglio che altrove, malgrado tutte le cose di cui ci lamentiamo e che vanno sicuramente migliorate.

È un miracolo tutto questo? No. Non è affatto un miracolo, né è frutto del caso.

  1. E vado alla seconda considerazione.

Tutto questo patrimonio di inestimabile valore – la pace, la libertà, il rispetto dei diritti umani, la solidarietà, il benessere – è molto frutto della costruzione europea. Dobbiamo quindi essere grati alle menti illuminate di quelli che chiamiamo i Padri fondatori: Altiero Spinelli, Jean Monnet, Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer e altri ancora, lo stesso Wiston Churchill nel 1946 auspicò la nascita degli Stati Uniti d’Europa.

Grazie a loro, presero vita le prime istituzioni comunitarie e queste nacquero sulla base di una semplice intuizione: bisognava dimostrare agli stati europei, ai loro governi, ai popoli europei, che essere insieme, commerciare i prodotti, scambiarsi esperienze e servizi, era più conveniente che farsi la guerra.

E così, via via, sono cadute le dogane e poi i confini, e si è arrivati alla moneta unica. Tante altre cose ancora, molto importanti nella nostra vita di tutti i giorni, dipendono dall’essere insieme nell’Unione Europea. E tutto ciò, pensateci un attimo, è avvenuto pacificamente!

È sufficiente questo? Assolutamente no! Non è sufficiente, e sapete perché? Perché manca l’ultimo pezzo di strada, e questa è la terza e conclusiva riflessione.

  1. Vedete, in quest’ultimo periodo il mondo si è maledettamente complicato.

Esistono grandi attori che si muovono con logiche di potenza e di forza e purtroppo per noi europei nessuno di questi, né la Cina, né la Russia e neppure gli Stati Uniti, ha interesse a un’Europa unita. Anzi, ci vogliono divisi, fanno di tutto perché restiamo divisi. E poi, purtroppo, ci sono anche forze interne ai nostri paesi che remano contro l’unità europea: bisogna riconoscerle e decidere da che parte stare.

Questa è la vera sfida che abbiamo di fronte. Se non vogliamo essere solo terra di conquista, irrilevanti politicamente ed economicamente, dobbiamo unirci. È una necessità, per poter parlare al tavolo dei grandi al loro livello e contribuire con la sapienza europea alla pace nel mondo.

Se noi del resto alziamo lo sguardo, capiamo bene le grandi sfide che interpellano l’umanità. Dall’intelligenza artificiale, carica di grandi potenzialità positive ma anche di terribili e inquietanti scenari (a questo proposito suggerisco caldamente, a chi non l’avesse ancora fatto, di leggere Magnifica Humanitas, l’ultima enciclica del Papa), alle nuove tecnologie in mano a pochissime persone fisiche che rischiano di contare più degli stati, alle sfide delle crisi finanziarie internazionali, quelle climatiche, i flussi migratori, il terrorismo internazionale, le pandemie, la sicurezza… Sono tutte questioni per le quali la dimensione dei singoli stati europei non è più sufficiente. È una questione di taglia!

Quindi è indispensabile compiere l’ultimo tratto di strada verso l’unità europea, verso gli Stati Uniti d’Europa:questa è la vera urgenza, credetemi, questa è la vera urgenza, altro che le beghe della politichetta alle quali assistiamo. Del resto, pensate a cosa conterebbero la California o la Florida da sole: ben poco! Contano in quanto sono parte degli Stati Uniti d’America.

E allora, concludo. Spesso quando vado a parlare di queste cose, succede quel che è successo anche poche settimane fa all’Università di Udine, dove uno studente mi ha chiesto: «ma io che posso fare?». La mia risposta è molto semplice: «molto, anzi, moltissimo!». Perché vedete il cammino della storia umana procede in virtù di tanti elementi, ma due sono importantissimi:

– le classi dirigenti, tutte, non solo quelle politiche, anche quelle economiche, culturali, religiose… tutte concorrono a plasmare il cammino della storia;

– le opinioni pubbliche, che soprattutto in certi tornanti hanno un’importanza fondamentale.

E noi siamo opinione pubblica. Ciascuno di noi ha una grande responsabilità: quella di ricordarsi dell’importanza dell’unità europea quando facciamo le nostre scelte, anche quelle elettorali, quando parliamo con gli amici e i familiari.

Abbandoniamo, vi prego, al loro destino gli scettici, quelli che ti spiegano sempre che le cose sono difficili o non si possono fare: le grandi conquiste dell’umanità non sono frutto di costoro, ma delle persone che ci hanno messo visione, passione, intelligenza e volontà. E quando, per continuare nella metafora del cantiere, finalmente saranno conclusi i lavori dell’edificio degli Stati Uniti d’Europa, allora, tutti coloro che avranno messo anche solo una pietra, saranno ricordati per aver contribuito a una delle più grandi e pacifiche imprese dell’umanità

Grazie a tutti per essere qui con noi.

Arcangelo Boldrin

Presidente di Fondaco Europa

 

L’intervento di Arcangelo Boldrin ha aperto l’evento in cui si è celebrato il decennale di Fondaco Europa: In coro per l’Europa, concerto spettacolo della Big Vocal Orchestra, Teatro Toniolo, Mestre Venezia, 24 settembre 2026

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