Europa e Mediterraneo: un mare di relazioni complesse

Lunedì 23 ottobre 2017 alle 20.30 a San Stino di Livenza il Presidente di Fondaco Europa, Arcangelo Boldrin, interverrà all’incontro “Europa e Mediterraneo”.

L’icontro sarà introdotto dall’On. Sara Moretto e dai saluti di Matteo Cappelleto sindaco di San Stino di Livenza.

Festival della Politica – Guido Lenzi e Arcangelo Boldrin (Sabato 9 settembre ore 16.00 P.tta Cesare Battisti)

A Mestre al Festival della Politica:

Guido Lenzi e Arcangelo Boldrin

Sabato 9 settembre ore 16.00 P.tta Cesare Battisti

Nell’ambito del Festival della Politica organizzato a Mestre dalla Fondazione Pellicani, sabato 9 settembre alle ore 16.00 in P.tta Cesare Battisti , Arcangelo Boldrin, Presidente di FONDACO EUROPA, dialogherà con Guido Lenzi, Ambasciatore, autore del libro “INTERNAZIONALISMO LIBERALE – Attori e scenari del  mondo globale”,  sui temi trattati nel saggio.

Vi aspettiamo.

INFO: www.festivalpolitica.it

Integrazione differenziata? Cerchi concentrici? Due (o più) velocità?

In occasione delle cerimonie previste per il 60° anniversario dei Trattati di Roma i quotidiani italiani hanno ospitato diversi commenti sul futuro dell’UE. In vista del prossimo appuntamento organizzato da Fondaco Europa, la presentazione del libro “Né centauro né chimera – modesta proposta per un’Europa plurale” scritto da Antonio Armellini e Gerardo Mombelli per Marsilio che avverrà venerdì 31 marzo alle 17.30 presso la Libreria Feltrinelli di Mestre, vale la pena sottolineare alcuni passaggi che riguardano il tema dell’integrazione differenziata o dei “cerchi concentrici” che viene affrontato nel libro di Armellini e Mombelli.

Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy, nel commento apparso su Repubblica del 22 marzo identifica la velocità minima e quella massima della futura UE. L’autore parte dall’idea che l’appartenenza al processo di integrazione debba basarsi su un minimo fattore comune che abbia un adeguato potere di coesione ma che al tempo stesso non contrasti con gli interessi degli stati membri e permetta, in futuro, di poter adottare la velocità massima.  L’appartenenza al mercato unico rappresenta, secondo l’autore il minimo fattore comune che identifica la velocità minima. La velocità massima è invece indicata nel processo che passando per l’unione economica e monetaria si ponga l’obiettivo dell’unione politica. Nella scelta della velocità da adottare ogni paese è sottoposto a un duplice vincolo: non si può scegliere una velocità inferiore a quella minima (la partecipazione al mercato unico) e chi sceglie di partecipare all’unione monetaria non può adottare una velocità che lo allontani dalla piena integrazione con gli altri membri della Uem. Una prospettiva che ridimensiona e semplifica l’idea dei cerchi concentrici o delle diverse velocità riducendo le opzioni per i paesi dell’UE. Appare infatti evidente che le velocità differenziate non sono praticabili ai paesi dell’area Euro. La conclusione che si può trarre partendo dalle suggestioni di Messori è che le velocità possibili rimarrebbero tre, quella minima, che caratterizza i paesi che decidono di partecipare al mercato unico (e al suo completamento), una intermedia, certo, con diverse intensità, adottata dai paesi che decidono di avviarsi verso la partecipazione all’area Euro, e quella massima, dei paesi che corrono verso l’unione politica.

Il secondo commento, a firma di Sergio Romano, è apparso sul Corriere della Sera sempre del 22 marzo. L’autore esordisce segnalando che l’Europa a più velocità non sarà una passeggiata. Sintetizzando i passaggi storici citati da Romano si può affermare che il sogno federale che ha accomunato la prima fase della storia del processo di integrazione in Europa si è trovato a fare i conti con l’allargamento a Est. Secondo l’autore la colpa dei vecchi paesi membri sarebbe quella di non essersi resi conto che i nuovi paesi entranti non erano disposti a rinunciare (gradualmente) alla propria sovranità, ma se mai di riconquistarla dopo l’esperienza sovietica. Il risultato dell’allargamento è stata la creazione di una Europa a due teste, ognuna dei quali con sogni propri. In tale contesto l’Europa a più velocità rappresenta, secondo Romano, il solo modo per non buttare via quello che si è costruito in tre generazioni evitando che le sorti del processo di integrazione vengano decise da chi non ha mai condiviso gli ideali e le speranze dei paesi fondatori.

Approcci diversi che rappresentano alcune delle molteplici sfaccettature che verranno affrontate nel dibattito di venerdì prossimo con l’ambasciatore Antonio Armellini.

UE, ASEAN E MERCOSUR – Il video dell’incontro

“UE, ASEAN E MERCOSUR di fronte alle nuove sfide del mondo: integrazioni al bivio”

Alzando lo sguardo oltre la dimensione europea ci accorgiamo che non solo l’UE, ma anche l’ASEAN nel far east e il MERCOSUR nell’America Latina sembrano incapaci di rispondere alle grandi sfide del mondo globalizzato.

Per quali ragioni vacillano i processi di integrazione fino ad oggi considerati lo strumento più adeguato a rispondere ai fenomeni globali quali migrazioni, terrorismo e crisi economiche?

Lo abbiamo chiesto ad una politologa, profonda conoscitrice dell’esperienza ASEAN, e a degli economisti che hanno studiato le dinamiche e le difficoltà del MERCOSUR, dell’Unione Europea e dei processi di globalizzazione.

Il video integrale del covegno.

Aiuti di Stato: l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali illegali per un totale di 13 miliardi di Euro

di Gianluca Toschi

 

La Commissione europea ha concluso che l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di Euro.

Una decisione interessante anche perchè riporta alla luce un dibattito importante che riguarda il processo di integrazione in Europa e che coinvolge la politica della concorrenza (il tema degli aiuti di stato), i processi di armonizzazione fiscale e il tema più generale della concorrenza tra sistemi territoriali diversi.

Per cominciare a farsi un’idea ecco il comunicato stampa della Commissione.

Due passaggi paiono rilevanti per orientarsi in una discussione che intricata:

  • La decisione non mette in discussione il regime tributario irlandese in generale né l’aliquota dell’imposta sulle società applicata nel paese.”
  • “Sulla scorta di tale analisi la Commissione ha tratto la conclusione che i ruling fiscali emanati dall’Irlanda approvavano un’assegnazione artificiale degli utili di vendita di Apple Sales International e Apple Operations Europe alle rispettive “sedi centrali”, dove non erano tassati. Di conseguenza, i ruling fiscali consentivano ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese, il che è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato.”

La questione riguarda, quindi, il metodo con cui Apple assegnava all’interno del proprio gruppo gli utili di Apple Sales International e Apple Operations Europe, le due filiali (commerciale e manifatturiera) europee. Apple ha operato sulla base di due ruling fiscali. Come ricorda il comunicato stampa: “Di per sé i ruling fiscali sono strumenti perfettamente legali: si tratta di lettere di patronage emesse dalle autorità fiscali che spiegano a una determinata impresa le modalità per il calcolo delle imposte societarie o l’applicazione di alcune disposizioni fiscali speciali”. Ora, questi ruling permettevano di trasferire gli utili a una società che non pagava le tasse. La Commissione quindi non contesta (come sostiene invece Tim Cook nella lettera pubblicata oggi) il regime tributario irlandese ma il fatto che sulla base di quei due ruling Apple abbia goduto di un vantaggio rispetto alle altre imprese, e infatti la decisione è stata presa dall’autorità europea per la concorrenza.

Brexit: il giorno dopo

Pubblichiamo alcune dichiarazioni dei componenti del comitato scientifico di Fondaco Europa sul risultato del referendum.

 

“La decisione britannica di lasciare l’Unione Europea e’ deplorevole, ma è stata presa democraticamente e va rispettata. I paesi membri dell’Unione hanno ora l’opportunità di proseguire sulla via dell’unificazione politica dell’Europa senza più esitare.”

Luisella Pavan-Woolfe
Consiglio d’Europa
Direttore dell’ufficio di Venezia

 

“Il risultato del referendum inglese non deve stupire più di tanto. Gli inglesi, perlomeno la provincia ed i settori più tradizionali della società inglese, non hanno mai avuto un serio senso di appartenenza all’Europa.  Certo che si poteva sperare in una crescita dei gruppi più avanzati, ma, evidentemente, la scommessa di Cameron è stata molto prematura ed improvvisa.

Quello che mi ha stupito, invece, di questa vicenda sono stati altri aspetti:

1) la forte divisione della società inglese, non solo fra città e periferia, ma anche fra giovani e anziani e, soprattutto, fra Inghilterra, Scozia e Irlanda.  C’è da aspettarsi nei prossimi mesi una forte instabilità nel Regno Unito ed il riemergere, si spera non violento, delle contrapposizioni fra i diversi Paesi ed anche gruppi di appartenenza religiosa.

2) la reazione dei vertici europei: ci dispiace, ma fuori subito.  Ossia, negoziati per l’uscita molto veloci. Il negoziato sarà molto complesso e si poteva pensare ad una strategia, nel tempo, di recupero dell’opinione britannica una volta che si comincino a manifestare le conseguenze negative della Brexit, per esempio l’uscita dal Paese, magari verso la Repubblica di Irlanda, di alcune importanti istituzioni finanziarie.

C’è da sperare che sia una strategia volta non solo a ridurre l’incertezza, ma soprattutto a spronare i Capi di Governo a mostrare subito la loro intenzione di sostenere con più convinzione l’approfondimento del processo di integrazione europea.”

Gabriele Orcalli
Professore di Economia dell’Integrazione Europea
Università di Padova

Brexit: inizio della fine o inizio della rinascita

Qualche settimana fa avevamo tirato un sospiro di sollievo dopo il risultato delle elezioni presidenziali in Austria, stanotte ci eravamo coricati con notizie che sembravano preludere ad una vittoria del remain: il risveglio è stato scioccante.

Quello che si può dire è che questa battaglia è stata vinta dall’Europa della paura, dall’Europa degli egoismi, dall’Europa fiaccata da una troppo lunga crisi economica e sociale.

Ma si badi bene: si tratta appunto di una battaglia, non della guerra.

Ora sta a tutti noi, e in primis alle classi dirigenti, rimettere i cocci a posto: non sarà facile, ci vorrà pazienza, tenacia, sguardo lungo e anche gusto del rischio. Si, proprio quello sguardo lungo e gusto del rischio di cui sembrano difettare parte delle leadership politiche oggi alla guida dei più importanti paesi europei.

Sapranno costoro essere all’altezza della sfida che hanno di fronte?

Sapranno spiegare che il nostro futuro è o nello stare insieme o nel decadere?

Sapranno rispondere all’appello che Papa Francesco rivolgeva loro solo poche settimane fa in Vaticano dicendo:

“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”

Forse l’unico aspetto “positivo” del risultato di questo referendum sta nell’aver riportato al centro del dibattito la questione Europa unita.

Staremo a vedere.

Noi, consci del nostro piccolo ruolo, intendiamo fare la nostra parte.

 

Arcangelo Boldrin
Presidente di FONDACO EUROPA

Brexit: l’impatto economico

Che impatto avrà l’uscita del Regno Unito sull’economia britannica? e su quella dell’Europa? Negli ultimi mesi sono usciti diversi studi che stimano l’impatto della Brexit. L’OCSE, PWC, il CEP – Centre for Economic Performance della London School of Economics sono concordi: l’uscita dall’UE provocherà effetti negativi sulla ricchezza del Regno Unito. Un solo studio calcola effetti positivi, quello di Patrick Minford, un lavoro pesantemente criticato da Ottaviano e altri su VoxEu.

In poche righe provo a sintetizzare i risultati ottenuti dal CEP.

I fatti. L’Unione Europea è il principale partner commerciale del Regno Unito. Nel 2014 il 45% delle esportazioni britanniche era diretto ai paesi dell’UE, il 53% delle importazioni proveniva dal continente europeo.

L’impatto. L’eventuale Brexit ridurrà i flussi commerciali a causa dell’aumento delle tariffe e delle barriere non tariffarie (normative tecniche, regolamenti…) più elevate. Di quanto? Gli economisti del CEP stimano due scenari: uno ottimistico, in cui il Regno Unito riesce a limitare l’impatto della Brexit negoziando accordi simili a quelli in vigore tra Norvegia e UE, l’altro pessimistico, in cui i rapporti tra UK e UE sono regolati dalle norme del WTO. Vengono calcolati anche gli impatti positivi derivanti dall’uscita, rappresentati dal risparmio sulla quota che ogni anno il Regno Unito versa per contribuire al bilancio europeo.
L’analisi stima una riduzione del reddito pro-capite pari a 1,28% nello scenario più positivo e 2,61% in quello più negativo.

La Brexit ha anche un impatto negativo sugli altri paesi europei. L’UE nel suo complesso perderà tra 0,12 e 0,29% del PIL, i paesi extre UE (che beneficeranno dello spostamento di una parte dei flussi commerciali) guadagneranno tra 0,01% e 0,02% del PIL.

L’impatto nel lungo periodo. L’uscita dall’UE, nel lungo periodo, potrebbe portare a una riduzione della produttività del sistema britannico (via riduzione del livello di concorrenza e quindi di effiicienza). Una volta considerati questi effetti il CEP arriva a stimare una perdita tra 6,3% e 9,5% del PIL.

Restano da stimare gli impatti che l’uscita avrà, ad esempio, sulle migrazioni e sugli investimenti dall’estero. Rimaniano in attesa dei prossimi lavori. Intanto qualcosa si può dire su uno dei cavalli di battaglia di chi ha sostenuto l’uscita. Brexit garantirebbe norme migliori e più snelle di quelle europee. Che effetti, positivi, potrebbe produrre? 0,9% nella migliore delle ipotesi. Ben al di sotto dei costi dell’uscita.

 

Gianluca Toschi
Professore a contratto di Economia dell’Integrazione Europea
Università di Padova
Fondaco Europa – Comitato scientifico

Mediterraneo: mare “mostrum”? incontro a San Donà

Mercoledì 15 giugno 2016 – Ore 20.30
Centro Culturale “Leonardo da Vinci” – Piazza Indipendenza, 13
SAN DONA’ DI PIAVE

MEDITERRANEO: MARE “MONSTRUM”?
COME GUERRE, TERRORISMO E MIGRAZIONI STANNO DESTABILIZZANDO L’UNIONE EUROPEA

Saluti
Andrea Cereser – Sindaco di San Donà di Piave
Francesca Zottis – Consigliere Regionale

Introduce
Nadia Chihab – Presidente Comitato Veneto Orientale per l’Immigrazione

Relaziona
Arcangelo Boldrin – Presidente di FONDACO EUROPA – Associazione culturale in Venezia

Conclude
Fatima Falhi – Mediatrice culturale