Aiuti di Stato: l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali illegali per un totale di 13 miliardi di Euro

di Gianluca Toschi

 

La Commissione europea ha concluso che l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di Euro.

Una decisione interessante anche perchè riporta alla luce un dibattito importante che riguarda il processo di integrazione in Europa e che coinvolge la politica della concorrenza (il tema degli aiuti di stato), i processi di armonizzazione fiscale e il tema più generale della concorrenza tra sistemi territoriali diversi.

Per cominciare a farsi un’idea ecco il comunicato stampa della Commissione.

Due passaggi paiono rilevanti per orientarsi in una discussione che intricata:

  • La decisione non mette in discussione il regime tributario irlandese in generale né l’aliquota dell’imposta sulle società applicata nel paese.”
  • “Sulla scorta di tale analisi la Commissione ha tratto la conclusione che i ruling fiscali emanati dall’Irlanda approvavano un’assegnazione artificiale degli utili di vendita di Apple Sales International e Apple Operations Europe alle rispettive “sedi centrali”, dove non erano tassati. Di conseguenza, i ruling fiscali consentivano ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese, il che è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato.”

La questione riguarda, quindi, il metodo con cui Apple assegnava all’interno del proprio gruppo gli utili di Apple Sales International e Apple Operations Europe, le due filiali (commerciale e manifatturiera) europee. Apple ha operato sulla base di due ruling fiscali. Come ricorda il comunicato stampa: “Di per sé i ruling fiscali sono strumenti perfettamente legali: si tratta di lettere di patronage emesse dalle autorità fiscali che spiegano a una determinata impresa le modalità per il calcolo delle imposte societarie o l’applicazione di alcune disposizioni fiscali speciali”. Ora, questi ruling permettevano di trasferire gli utili a una società che non pagava le tasse. La Commissione quindi non contesta (come sostiene invece Tim Cook nella lettera pubblicata oggi) il regime tributario irlandese ma il fatto che sulla base di quei due ruling Apple abbia goduto di un vantaggio rispetto alle altre imprese, e infatti la decisione è stata presa dall’autorità europea per la concorrenza.