9 maggio 2017: l’Europa torna “en marche”

9 maggio, Festa dell’Europa: …e l’Europa si è rimessa in cammino!

La strada sarà ancora in salita, ma non c’è dubbio che il risultato delle presidenziali in Francia rimette in moto un processo che sembrava pericolosamente in bilico. C’è ancora molto da fare per insediare stabilmente nella coscienza dei cittadini europei la necessità dell’Europa unita. Scadenze importanti sono alle porte: in giugno tornano a votare i cittadini britannici (confermeranno politicamente la Brexit?), in settembre tocca alla Germania, pochi mesi dopo tocca a noi.

Lavoriamo insieme perché il 2017 e il 2018 segnino un decisivo passo avanti verso gli Stati Uniti d’Europa!

Arcangelo Boldrin
Presidente di FONDACO EUROPA

Integrazione differenziata? Cerchi concentrici? Due (o più) velocità?

In occasione delle cerimonie previste per il 60° anniversario dei Trattati di Roma i quotidiani italiani hanno ospitato diversi commenti sul futuro dell’UE. In vista del prossimo appuntamento organizzato da Fondaco Europa, la presentazione del libro “Né centauro né chimera – modesta proposta per un’Europa plurale” scritto da Antonio Armellini e Gerardo Mombelli per Marsilio che avverrà venerdì 31 marzo alle 17.30 presso la Libreria Feltrinelli di Mestre, vale la pena sottolineare alcuni passaggi che riguardano il tema dell’integrazione differenziata o dei “cerchi concentrici” che viene affrontato nel libro di Armellini e Mombelli.

Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy, nel commento apparso su Repubblica del 22 marzo identifica la velocità minima e quella massima della futura UE. L’autore parte dall’idea che l’appartenenza al processo di integrazione debba basarsi su un minimo fattore comune che abbia un adeguato potere di coesione ma che al tempo stesso non contrasti con gli interessi degli stati membri e permetta, in futuro, di poter adottare la velocità massima.  L’appartenenza al mercato unico rappresenta, secondo l’autore il minimo fattore comune che identifica la velocità minima. La velocità massima è invece indicata nel processo che passando per l’unione economica e monetaria si ponga l’obiettivo dell’unione politica. Nella scelta della velocità da adottare ogni paese è sottoposto a un duplice vincolo: non si può scegliere una velocità inferiore a quella minima (la partecipazione al mercato unico) e chi sceglie di partecipare all’unione monetaria non può adottare una velocità che lo allontani dalla piena integrazione con gli altri membri della Uem. Una prospettiva che ridimensiona e semplifica l’idea dei cerchi concentrici o delle diverse velocità riducendo le opzioni per i paesi dell’UE. Appare infatti evidente che le velocità differenziate non sono praticabili ai paesi dell’area Euro. La conclusione che si può trarre partendo dalle suggestioni di Messori è che le velocità possibili rimarrebbero tre, quella minima, che caratterizza i paesi che decidono di partecipare al mercato unico (e al suo completamento), una intermedia, certo, con diverse intensità, adottata dai paesi che decidono di avviarsi verso la partecipazione all’area Euro, e quella massima, dei paesi che corrono verso l’unione politica.

Il secondo commento, a firma di Sergio Romano, è apparso sul Corriere della Sera sempre del 22 marzo. L’autore esordisce segnalando che l’Europa a più velocità non sarà una passeggiata. Sintetizzando i passaggi storici citati da Romano si può affermare che il sogno federale che ha accomunato la prima fase della storia del processo di integrazione in Europa si è trovato a fare i conti con l’allargamento a Est. Secondo l’autore la colpa dei vecchi paesi membri sarebbe quella di non essersi resi conto che i nuovi paesi entranti non erano disposti a rinunciare (gradualmente) alla propria sovranità, ma se mai di riconquistarla dopo l’esperienza sovietica. Il risultato dell’allargamento è stata la creazione di una Europa a due teste, ognuna dei quali con sogni propri. In tale contesto l’Europa a più velocità rappresenta, secondo Romano, il solo modo per non buttare via quello che si è costruito in tre generazioni evitando che le sorti del processo di integrazione vengano decise da chi non ha mai condiviso gli ideali e le speranze dei paesi fondatori.

Approcci diversi che rappresentano alcune delle molteplici sfaccettature che verranno affrontate nel dibattito di venerdì prossimo con l’ambasciatore Antonio Armellini.

Speranza che non può andare delusa!

Vertice informale di Versailles: così è stato definito l’incontro dei leaders di Francia, Germania, Italia e Spagna.
Premessa di un rilancio del processo di unificazione politica o ennesimo summit senza seguito?
Vogliamo credere alla prima interpretazione, ma dipende anche dalla spinta che daremo tutti noi contribuendo all’accelerazione del cammino di integrazione, seppure con la modalità differenziata ormai data per acquisita.

Le opinioni pubbliche contano e noi siamo parte di queste!
A chi è al timone diciamo: basta retorica, occorre coraggio, alle dichiarazioni seguano fatti concreti!

Arcangelo Boldrin
Presidente di FONDACO EUROPA

Un libro da leggere sul tema del giorno: le due Europe

Né centauro né chimera – modesta proposta per un’Europa plurale”, di Antonio Armellini e Gerardo Mombelli (Ed. Marsilio) si inserisce pienamente nel dibattito avviato dalle recenti dichiarazioni di Angela Merkel  sull’Europa a diverse velocità, su cui si è inserito con autonome proposte il Premier Gentiloni.
Né centauro né chimera” riprende – ampliandolo e strutturandolo – il tema delle “due Europe”  che uno dei due autori, Armellini, ha già trattato in qualche occasione sul Corriere della Sera.
Ospitiamo con piacere quindi questa sua breve nota che riprende ed aggiorna fino alle ultime ore il tema del percorso di unificazione europea.

 

In estrema sintesi, se si vuole ridare fiato a una (qualsivoglia) Unione Europea, non si può non partire dalla constatazione che non esiste più al suo interno un obiettivo comune e condiviso. Merkel e Gentiloni hanno parlato di integrazione differenziata: tema vecchio che riflette, come si è correttamente detto, una realtà esistente da tempo. Codificare questa evoluzione è ormai inevitabile, ma l’approccio indicato non basta o, almeno, non basta più.
Le velocità differenziate presuppongono che vi sia una direzione comune cui ci si indirizza. I cerchi concentrici sono possibili, se sono attorno a un centro unico. Ma se questi non ci sono –
come sosteniamo e come la realtà politica dell’integrazione dimostra – allora è necessario pensare in maniera innovativa, “out of the box”.
E’ ciò che si propone di fare “Né centauro né chimera”.
Che non si possa più parlare di un mantra europeo unico, brexit e altro lo hanno messo in chiaro (Trump dà a sua volta un assist importante).
E’ necessario fare un passo ulteriore: due Europe
– una che conserva la vocazione tendenzialmente sovranazionale, in cui trovano posto moneta, frontiere, ecc. e che richiede un salto di qualità nel concetto e nella pratica dell’integrazione
– l’altra centrata sulla razionalizzazione del mercato.
Due Europe distinte, parallele e non conflittuali, capaci di dare spazio in autonomia alle priorità degli uni e degli altri, senza rigidi steccati e nell’adesione ai principi fondamentali di civiltà che definiscono l’idea di Europa.
L’Europa è – per l’ennesima volta – a un tornante che stavolta si presenta più decisivo degli altri. Trump può imprimere una spinta alla coesione dell’UE o, al contrario, dare fiato ai populismi distruttivi che rischiano di segnare la fine dell’intero progetto.
Senza un salto di qualità verso l’integrazione politica (sovranazionale, non faccia paura la parola) non ha senso continuare a parlare di euro o di Schengen. Se la volontà di procedere in questo senso non c’è, allora è bene prendere atto che l’Europa non è più un progetto politico comune, ma diventa una associazione di stati per la gestione condivisa di alcun interessi, in primis. Diventa un’altra Europa, non illegittima ma diversa; si tratta di riconoscerlo. Le velocità differenziate, ecc. tengono in piedi l’ambiguità sulla persistenza di un obiettivo unico, per quanto lontano; le “due Europe” consentono di fare chiarezza e disegnare meglio cosa fare, e con chi.

Antonio Armellini

Sintesi dell’attività 2016 di FONDACO EUROPA e Auguri Natalizi

Carissimi,

si avvicina la fine di questo 2016,  credo sia doveroso da parte mia tracciare un primo bilancio sull’attività svolta da FONDACO EUROPA in questo primo anno.

La costituzione, avvenuta formalmente il 29 marzo scorso, seguiva  ad un periodo di gestazione durante il quale  con alcuni di voi  abbiamo condiviso l’esigenza di fare qualcosa per aiutare il cammino della costruzione dell’Europa unita, oggi fortemente in salita, e  contribuire, anche con il nostro impegno, a far ritrovare una strada che in questo tempo sembra smarrita.

Tutto quello che è successo nel corso di quest’anno non ha fatto altro che confermare, a volte con avvenimenti dagli esiti drammatici (vedi da ultimo quello che è successo a Berlino e ad Ankara), questa nostra intuizione che deriva da un’esigenza: c’è bisogno di più Europa nel mondo, ma ciò può avvenire solo se l’Europa riprende vigorosamente il cammino unitario.

Ho stilato una scheda riassuntiva, che trovate allegata, del lavoro che abbiamo fatto in questi mesi e spero che conveniate con me che si è trattato di un buon inizio, certo è solo un primo pezzo di strada, ma mi confortano le numerose manifestazioni di consenso che da molte parti ci sono arrivate.

Naturalmente c’è moltissimo da fare sia dal punto di vista organizzativo sia ovviamente sulle iniziative e sui contenuti delle stesse, ma credo che con l’aiuto di tutti voi riusciremo a procedere e a sviluppare il percorso così ben delineato nel nostro Manifesto di costituzione.

Un grazie particolare voglio rivolgere ai colleghi del Consiglio Direttivo, ai componenti del Comitato Scientifico e al Tesoriere, senza il loro qualificato e costruttivo apporto non sarebbe stato possibile tutto quello che  leggerete nella scheda.

Un grazie anche a tutti i soci e alle altre persone che ci hanno dato una mano in questi  mesi di avvio.

Mi auguro che continuiate a seguire le nostre attività, anche attraverso il nostro sito,  e a sostenere i nostri sforzi.

Buon Natale a tutti voi e ai vostri cari, spero che il nuovo anno, oltre a soddisfare le aspirazioni di ognuno, segni un punto di svolta positivo nei processi per i quali ci stiamo impegnando.

Un caro saluto e un arrivederci a presto.

Arcangelo Boldrin

Presidente di FONDACO EUROPA

Scarica la sintesi dell'attività 2016

Video Convegno: Il “governo” del mondo nell’era Trump: evoluzioni e dinamiche degli incontri G7,G8 e G20

Ecco il video del convegno Il “governo” del mondo nell’era Trump: evoluzioni e dinamiche degli incontri G7,G8 e G20, organizzato da FONDACO EUROPA e tenutosi il 28 novembre scorso presso l’Università di Ca’ Foscari, sede di Mestre.

I relatori, un diplomatico, un economista e un imprenditore, sulla base delle loro diverse esperienze ed angoli visuali, hanno trattato il tema analizzando molti aspetti di questa delicata fase.

Partendo da una lettura storica degli incontri G7, G8 e G20 si è arrivati all’oggi e a quelle che possono essere le possibili evoluzioni future, anche in relazione agli accadimenti più recenti.

Buona visione:

 

UE, ASEAN E MERCOSUR – Il video dell’incontro

“UE, ASEAN E MERCOSUR di fronte alle nuove sfide del mondo: integrazioni al bivio”

Alzando lo sguardo oltre la dimensione europea ci accorgiamo che non solo l’UE, ma anche l’ASEAN nel far east e il MERCOSUR nell’America Latina sembrano incapaci di rispondere alle grandi sfide del mondo globalizzato.

Per quali ragioni vacillano i processi di integrazione fino ad oggi considerati lo strumento più adeguato a rispondere ai fenomeni globali quali migrazioni, terrorismo e crisi economiche?

Lo abbiamo chiesto ad una politologa, profonda conoscitrice dell’esperienza ASEAN, e a degli economisti che hanno studiato le dinamiche e le difficoltà del MERCOSUR, dell’Unione Europea e dei processi di globalizzazione.

Il video integrale del covegno.