Cina. Opportunità economiche e rischi geopolitici. Incontro con Giuseppe Scarante, Fabrizio Marella, Alessia Amighini, Paolo Costa

18 settembre 2021. Venezia.

Un incontro in presenza per ragionare di Cina, attraverso il confronto tra esperti che dibattono sul tema, mostrando quali siano i rischi e le opportunità che si presenteranno nei prossimi anni e quali siano stati i processi politici ed economici che li hanno determinati.

 

Giuseppe Scarante (sintesi).

Oggi siamo in una fase di incertezza, di cesura storica: si sta facendo un balzo tramite molte rivoluzioni (quella digitale, o dei trasporti …). Quando si parla di Cina, le opportunità economiche non sono più qualcosa di astratto ma, anzi, di ben presente nelle nostre vite (… Huawei, Lenovo, ecc.). Lo sviluppo della Cina è avvenuto però in un contesto preoccupante, soprattutto nel campo dei diritti umani. Fino al 1978, la Cina è stata molto lontana da noi. Poi, con l’apertura a investitori stranieri, la politica estera cinese è diventata «pragmatica» e mirata allo sviluppo. Ora, il paese sta riadattando la sua politica estera allo sviluppo interno. I rapporti fra Stati Uniti e Cina saranno una chiave essenziale per comprendere la direzione dei cambiamenti mondiali in corso: anche gli USA stanno infatti mutando la loro politica estera – e il rapporto con la Cina – e la orientano sempre più agli interessi interni del paese. L’UE, pur strettamente legata agli USA, intrattiene con la Cina un rapporto differente da quello del potente alleato. In particolare, la Germania distingue l’interesse per la Cina europeo da quello di Washington. Per quanto riguarda la politica estera italiana, permane invece molto scetticismo sulle sue possibilità: il peso delle esperienze negative (… Balcani, Albania, Libia) è difficilmente recuperabile.

Fabrizio Marella (sintesi)

L’economia cinese si basa su forti investimenti esteri in infrastrutture: porti, ferrovie, ecc. (recente esempio, il porto del Pireo). Dal punto di vita del diritto internazionale, e nella nostra visione occidentale, il tema dei diritti umani è sempre stato collegato alla globalizzazione e all’ordine economico-internazionale di matrice anglo-americana creato a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. La Cina, invece, intende separare i diritti economici dai diritti umani, e questo spiega il successo avuto negli investimenti nei paesi africani, dove si parla solo di economia, non collegata in alcun modo ai diritti umani.

Alessia Amighini (sintesi)

Nel 2001 la Cina entra nella Organizzazione mondiale del commercio e nello stesso anno gli USA si sentono senza rivali economici. Mentre il bipolarismo USA-URSS era più militare che economico, con la Cina questo bipolarismo non è ripetibile e, in assenza di una narrativa europea, non è più possibile immaginare un mondo diviso in due, anche per i valori che l’Europa stessa si è data. Cosa ci si può aspettare per il futuro? Stiamo andando verso un mondo sempre più smaterializzato e digitale: se in Asia questo processo è più radicato, anche da noi non è molto lontano. Bisognerà capire che direzione prenderanno le relazioni politico-istituzionali della Cina, che sono aumentate a dismisura negli ultimi vent’anni, anche a causa della strategia della belt and road (nuova via della seta), in cui molti paesi poveri hanno accettato la Cina come modello e interlocutore.

Paolo Costa (sintesi)

Il sorpasso del Pil cinese su quello americano è già avvenuto e il distacco crescerà ancora; dunque, la Cina è destinata a diventare la prima potenza economica mondiale. L’Europa può immaginare di convivere con la dinamica geopolitica a trazione USA e con la dinamica economica a trazione Cina? E come? Un tempo la risposta sarebbe stata facile: il mondo guardava positivamente al processo di crescita e di espansione cinese, non ancora pienamente iniziato. In una seconda e successiva fase, quella dell’espansione secondo il modello OBOR (nuova via della seta), la risposta è forse che basterebbe seguire il modello australiano. Ma le relazioni economiche sono difficili e i cinesi non riescono a essere diplomatici e farsi amici. Nella terza fase, dunque, più o meno quella odierna, si aprono crepe nel campo occidentale. Sulla «nuova via della seta» l’Europa deve decidere quale direzione prendere e quale strategia adottare. L’Italia, che ha seguito la narrativa cinese della via della seta, manifesta però un’incapacità di cogliere la fase ascendente e le occasioni che si palesano.

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