Brexit: il giorno dopo

Pubblichiamo alcune dichiarazioni dei componenti del comitato scientifico di Fondaco Europa sul risultato del referendum.

 

“La decisione britannica di lasciare l’Unione Europea e’ deplorevole, ma è stata presa democraticamente e va rispettata. I paesi membri dell’Unione hanno ora l’opportunità di proseguire sulla via dell’unificazione politica dell’Europa senza più esitare.”

Luisella Pavan-Woolfe
Consiglio d’Europa
Direttore dell’ufficio di Venezia

 

“Il risultato del referendum inglese non deve stupire più di tanto. Gli inglesi, perlomeno la provincia ed i settori più tradizionali della società inglese, non hanno mai avuto un serio senso di appartenenza all’Europa.  Certo che si poteva sperare in una crescita dei gruppi più avanzati, ma, evidentemente, la scommessa di Cameron è stata molto prematura ed improvvisa.

Quello che mi ha stupito, invece, di questa vicenda sono stati altri aspetti:

1) la forte divisione della società inglese, non solo fra città e periferia, ma anche fra giovani e anziani e, soprattutto, fra Inghilterra, Scozia e Irlanda.  C’è da aspettarsi nei prossimi mesi una forte instabilità nel Regno Unito ed il riemergere, si spera non violento, delle contrapposizioni fra i diversi Paesi ed anche gruppi di appartenenza religiosa.

2) la reazione dei vertici europei: ci dispiace, ma fuori subito.  Ossia, negoziati per l’uscita molto veloci. Il negoziato sarà molto complesso e si poteva pensare ad una strategia, nel tempo, di recupero dell’opinione britannica una volta che si comincino a manifestare le conseguenze negative della Brexit, per esempio l’uscita dal Paese, magari verso la Repubblica di Irlanda, di alcune importanti istituzioni finanziarie.

C’è da sperare che sia una strategia volta non solo a ridurre l’incertezza, ma soprattutto a spronare i Capi di Governo a mostrare subito la loro intenzione di sostenere con più convinzione l’approfondimento del processo di integrazione europea.”

Gabriele Orcalli
Professore di Economia dell’Integrazione Europea
Università di Padova

Brexit: inizio della fine o inizio della rinascita

Qualche settimana fa avevamo tirato un sospiro di sollievo dopo il risultato delle elezioni presidenziali in Austria, stanotte ci eravamo coricati con notizie che sembravano preludere ad una vittoria del remain: il risveglio è stato scioccante.

Quello che si può dire è che questa battaglia è stata vinta dall’Europa della paura, dall’Europa degli egoismi, dall’Europa fiaccata da una troppo lunga crisi economica e sociale.

Ma si badi bene: si tratta appunto di una battaglia, non della guerra.

Ora sta a tutti noi, e in primis alle classi dirigenti, rimettere i cocci a posto: non sarà facile, ci vorrà pazienza, tenacia, sguardo lungo e anche gusto del rischio. Si, proprio quello sguardo lungo e gusto del rischio di cui sembrano difettare parte delle leadership politiche oggi alla guida dei più importanti paesi europei.

Sapranno costoro essere all’altezza della sfida che hanno di fronte?

Sapranno spiegare che il nostro futuro è o nello stare insieme o nel decadere?

Sapranno rispondere all’appello che Papa Francesco rivolgeva loro solo poche settimane fa in Vaticano dicendo:

“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”

Forse l’unico aspetto “positivo” del risultato di questo referendum sta nell’aver riportato al centro del dibattito la questione Europa unita.

Staremo a vedere.

Noi, consci del nostro piccolo ruolo, intendiamo fare la nostra parte.

 

Arcangelo Boldrin
Presidente di FONDACO EUROPA